di Mike Watson
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Quando si ricorda l’opera di Mark Fisher, è importante tenere a mente che il suo miscuglio di pessimismo e ottimismo riguardo la quasi impossibilità di superare il capitalismo (e pertanto una minima possibilità di farlo) anticipa la nostra era politica attuale. Fisher si è suicidato nel gennaio del 2017, una tragedia che ha permeato la sinistra teorica britannica, e che sfortunatamente la ha frammentata in una lotta territoriale sulla sua memoria molto online e curiosamente molto britannica. Fisher ha attribuito al capitalismo l’impatto sulla salute mentale, e da un lato col Regno Unito che ha votato per lasciare l’Europa nel 2016, dall’altro con Trump che vince le elezioni statunitensi alla fine di quell’anno, era evidente una profonda sterzata a destra nei suoi ultimi mesi. La sua morte ha presagito un circolo vizioso nel morale della sinistra che si è protratto negli anni successivi, con solo qualche sporadica tregua.
Per la destra, gli eventi politici vengono accolti con acclamazioni chiassose quando percepiti come positivi, e invettive rancorose quando visti negativamente. Le persone a sinistra spesso non sono meno emotive, come se fosse necessario dirlo. Tuttavia, la loro risposta emotiva agli eventi politici tende a spaziare dal giubilo alla disperazione depressiva, l’ultima sentita pungentemente dalle persone più sensibili in questi tempi grami. Non sappiamo cosa Fisher avrebbe fatto delle possibilità di superare il capitalismo nel decennio dopo la sua dipartita. Sappiamo, d’altro canto, che il passaggio dal neoliberalismo (il “capitalismo dal volto amichevole” di Slavoj Žižek) al tecnofascismo (che è in effetti il neoliberalismo senza maschera, con l’aggiunta della sorveglianza potenziata dall’IA) ha portato a una nuova variante di capitalismo col potenziale forse finora inimmaginabile di esprimere il suo disprezzo per le comunità e la vita. Se noi a sinistra avessimo tenuto una schedina del fantacalcio sui possibili esiti politici degli anni 2020, il ribaltamento della sentenza Roe vs. Wade, insieme a un tentativo sfacciato della presidenza statunitense suprematista bianca di far tornare in vita il maccartismo per l’era digitale, probabilmente non sarebbe stato segnato. E nemmeno lo sarebbe stato uno sfrontato imperialismo statunitense che è rimasto titubante riguardo all’espansionismo russo, e ha messo nel mirino la Groenlandia o forse perfino il Canada. Neppure lo sfacciato arricchimento personale del Presidente e della sua cerchia attraverso la speculazione finanziaria sui suoi stessi messaggi. E al contempo, l’idea che il governo statunitense avrebbe potuto conferire mandato di tagliare drasticamente la spesa pubblica all’uomo più ricco del mondo sarebbe parsa una pura caricatura. Questo per non menzionare la criminalizzazione delle proteste pro-Palestina nel Regno Unito, l’arrivo al governo dell’estrema destra populista in Italia e in Finlandia, e la vittoria di un’elezione regionale dall’estrema destra tedesca dell’AfD (Alternative für Deutschland).1
Quindi la domanda è, se il capitalismo era quasi insormontabile quando Fisher ha pubblicato Realismo capitalista nel 2009, quali motivi di ottimismo possiamo avere oggi, se ce ne sono?
La fine del dualismo conservatori vs neoliberali, che ha mantenuto lo status quo nel mondo occidentale dal collasso del comunismo sovietico – e la contemporanea erosione di un’alternativa socialista – ci ha colti tutti alla sprovvista. In altre parole, forse è da tempo che abbiamo auspicato proprio la distruzione del Nuovo Ordine Mondiale varato trent’anni fa da George H.W. Bush (padre) e della conseguente politica della Terza Via di Bill Clinton e Tony Blair. Tuttavia, non potevamo prevedere che gli effetti delle banalità, raffinate e ipocrite, del neoliberalismo sulla civiltà avrebbero lasciato il posto al pugilato senza guanti di velluto della destra trumpiana. Ci potremmo chiedere se questa distinzione alla fin fine sia davvero importante. Dopotutto, i gesti simbolici rivolti alle minoranze e le vaghe banalità sui valori etici erano solo una cortina fumogena sulle oscene disuguaglianze in termini di ricchezza e potere. Ad ogni modo, quando la maschera e i guanti sono venuti meno, rivelando un totale disprezzo della debolezza e della volontà di agire con la forza bruta sulla base di quel disprezzo (la distruzione di Gaza, il trattamento brutale dei detenuti dell’ICE), possiamo vedere (e provare) una differenza netta. Questo non è per dire che il liberalismo e il conservatorismo fossero migliori del trumpismo, ma piuttosto per sottolineare come siano stati precursori di quella che si può ormai giustamente definire una nuova variante del fascismo. Purtroppo, comunque, guadagniamo molto poco da questa presa di coscienza: infatti, mentre nella migliore delle ipotesi si potrebbe considerarla un campanello d’allarme, molti esponenti della sinistra continuano a nascondere la testa sotto la sabbia.
«Perché usare quella parola con la “f”?» spesso si chiede: «sembra volgare e sminuisce il discorso»; «si riferisce a un particolare momento storico». Ebbene, come l’altra parola con la “f”, di sette lettere2, quando è evocata con un senso di urgenza e passione, è spesso il momento di ascoltare, invece di fare la predica. Quando diciamo «fanc*lo questo, fanc*lo quello», è perché non ci sono altre parole in grado di rendere giustizia all’oscenità evocata; quindi, ricorriamo a un significante che esprima l’ineffabilità. È vero, la parolaccia con la f può essere abusata al punto da perdere ogni effetto. Nei cliché cinematografici, è l’aggettivo di prima scelta per personaggi tossicodipendenti e rappresentanti delle culture sovversive, perché indica un senso di abbandono selvaggio, pertanto di presunta inaffidabilità. Curiosamente, anche la parola con la f di otto lettere, fascismo, è stata a lungo adoperata dagli emarginati culturali, appiccicata da loro a una vasta gamma di figure d’autorità, dai poliziotti, agli insegnanti e agli psichiatri, dai funzionari pubblici ai negozianti, agli impiegati di banca, o semplicemente ai genitori. Su questa base, potremmo benissimo considerare l’attuale diffusione del termine fascismo nel discorso politico come un fenomeno isterico – una parolaccia usata da chi ha una conoscenza politica stentata.
Visti in un altro modo, reietti e tossicodipendenti costituiscono i margini della società, non la parte centrale (un po’ come i marinai, che sono pure loro tra i più prodigi bestemmiatori fra noi). Per questo, hanno una visione d’insieme completa e sono nella posizione ideale per dare un preavviso quando le cose prendono una brutta piega. Alla luce di ciò, la diffusione tra loro dell’uso di entrambe le parole con la f, sia di sette che di otto lettere, potrebbe essere dovuta alla loro acuta sensibilità rispetto a difficili condizioni sociali. Solo ora la società in generale sta raggiungendo questi “canarini nella miniera”, e usando “fascismo” per descrivere l’élite al potere in tutto l’occidente.
I significanti politici estremi sono un indice di una rottura nel senso, persino (o soprattutto) quando sono usati razionalmente e in linea col loro vero significato. Questo punto ci porta a una considerazione di cosa sia realmente il fascismo, ed è opposta alla comprensione diffusa nell’uso colloquiale (cosa che potrebbe essere la causa della reticenza di alcune persone a usare il termine). In parole semplici, se aspettiamo che i governi assumano il controllo totale prima di trarre la conclusione che sono fascisti, forse non ci renderemo conto di come siano arrivati al potere, trovandoci a marcire nelle celle, nei campi, nei ghetti, o in città bombardate, prima di avere il tempo di mettere insieme i pezzi del puzzle. In effetti, il tentativo stesso di mettere insieme le cose potrebbe anche essere l’errore, siccome il fascismo è l’erosione del senso, così come della libertà – e in quanto tale, sfugge facilmente all’individuazione e alla comprensione. Il nostro più grande errore in quest’epoca forse sta nella tendenza delle persone a opporre la dominazione rigida e normativa del fascismo alla libertà sconfinata e irrazionale della sinistra post-sessantottina.
Questa distinzione un tempo aveva un certo peso. Dalla Commissione per le Attività Antiamericane dell’epoca di McCarthy alle etichette di Parental advisory “Avviso ai genitori” apposte sulle copertine dei dischi a partire dalla metà degli anni Ottanta (e tuttora in vigore), c’è una ricca storia di conservatori che diventano furibondi riguardo segni culturali piuttosto innocui. Questi momenti hanno portato storicamente a degli scambi esilaranti, in cui figure creative e anticonformiste hanno messo in ridicolo conservatori compassati e privi di fantasia. Testimoniando davanti alla Commissione per le Attività Antiamericane nel 1947, al drammaturgo Bertolt Brecht era stato chiesto se avesse scritto la poesia tradotta come Forward, not Forgotten (nota come Solidaritätslied, Canto della solidarietà).3 Lui rispose: «No. Ho scritto una poesia in tedesco, ma quella è molto diversa da questa cosa».4 Questa battuta ha dimostrato che nella produzione creativa esistono sfumature che sfuggono alla certezza inflessibile che i processi farsa cercavano di trasmettere al pubblico americano.
In modo analogo, chiamato dalla Commissione bicamerale nel 1985 per opporsi alla proposta di apporre il Parental advisory sulle copertine dei dischi, al musicista Frank Zappa era stato chiesto se ritenesse appropriato rimuovere le raccomandazioni sull’età dai giochi per bambini.
«Signor Zappa, sulle scatole di giocattoli è scritto “adatto a bambini di 5-7 anni o 8-15 anni”, che le può dare qualche aiuto. Lei si oppone a ciò?»
Zappa rispose: «In un certo senso mi oppongo, perché questo significherebbe che qualcuno in un ufficio da qualche parte sta decidendo quanto sia intelligente mio figlio»
Hawkins rispose: «Insomma, sarei interessato a vedere che giochi hanno i suoi figli»
Al che Zappa ribatté: «Be’, vieni a casa mia e te li mostro».5
Controbattere ai conservatori era facile quando bastava mettere in evidenza l’assurdità delle loro posizioni rigide.
Contrastare il fascismo di oggi è complessivamente più difficile, e mentre Brecht tornò nella Germania post-fascista subito dopo il suo processo, manifestando un certo disagio nei confronti dell’America conservatrice, e il timore di una reprimenda; probabilmente vedrebbe il governo di Trump come un avversario ancora più insidioso – e pericoloso – di quello di Harry Truman. Truman parlava con frasi complete e adduceva giustificazioni plausibili per le sue azioni. Erano spesso sbagliate, secondo qualsiasi metro di giudizio della sinistra, ma almeno avevano una coerenza interna.
Nella sua introduzione all’incompleto Comunismo Acido, Fisher indica che la televisione degli anni Sessanta aveva una qualità psichedelica, evidenziando l’adattamento del 1966 della BBC di Alice nel Paese delle meraviglie. Mentre Alice affronta l’autorità perversa degli adulti che abitano un mondo parallelo, il film «espone le bizzarrie, l’inconsistenza di ciò che era considerato buonsenso» nel mondo normale.
Il potere è sempre un caso in cui si impone un sistema di riferimento sul caos, e agisce come un custode autorevole di quel senso arbitrario. La chiave nel mantenere il potere è rendere i suoi meccanismi indecifrabili ai subordinati. Storicamente, l’offuscamento è stato ottenuto con diversi metodi, da panem et circenses, alla religione, alla produzione dell’industria culturale. Oggi, internet ha messo in discussione tutti i sistemi di riferimento, anche quelli più indispensabili. Al momento della stesura di questo testo, secondo una teoria del complotto che stava ottenendo successo online, il 12 agosto la gravità sarebbe stata sospesa per sette secondi, facendo sì che qualsiasi oggetto non fissato al suolo venisse sbalzato in aria, per poi precipitare di nuovo a terra, ferendo o uccidendo milioni di persone e animali e causando danni materiali incalcolabili.6 Questa teoria del complotto ha spinto la NASA a fornire un comunicato che indicava la fallacia scientifica della teoria, affermando che “la gravità non si spegne”. Oltre al fatto che era prevista quel giorno un’eclisse solare in Europa, sarebbe altrimenti passata senza nessun incidente. Questi casi rappresentano una distrazione divertente da temi più seri, benché non ci sia nulla da ridere nella totale erosione della verità. Certo, l’idea di svincolare la narrazione umana da pochi testi e teorie dominanti sembra entusiasmante. Il disinteresse deliberato per la realtà offre una promessa certa. Abbiamo la possibilità di sfidare il trantran di una vita vissuta con moderazione, legati diligentemente al lavoro, facendo esplodere le sue sfumature di grigio in un universo caleidoscopico di infinite potenzialità, liberando l’immaginazione e la libido dalle pastoie della ragione dominante. Il problema è che la post-verità non ottiene nulla di ciò, ma porta invece solo a diversi gradi di assurdità volti al sostegno dello status quo politico. Anche come semplice intrattenimento, le teorie del complotto memetiche sono di scarsa qualità: stanno ai film di Hollywood come il “soylent green” sta al cibo.
La pellicola di fantascienza 2022: i sopravvissuti (1973), ambientata nel 2022, rappresenta un mondo distopico in cui le masse vivono nella povertà più abietta a causa dell’alto tasso di disoccupazione e della scarsità delle risorse. Si sostentano a malapena col “Soylent” – un blocco grezzo fatto di soia e lenticchie, disponibile in due varietà, rosso e giallo. La nuova variante verde, in forma di cialda, diventa molto ricercata per il suo gusto leggermente migliore.
Soylent green è apparentemente fatto di plancton oceanico, ma il personaggio principale del film, Robert Thorn (interpretato da Charlton Heston), scopre invece che è composto da esseri umani, portandolo a gridare la famosa frase «Il Soylent green è fatto di persone! Dobbiamo fermarli in qualche modo!» mentre è portato via per essere sottoposto a cure dopo uno scontro con gli scagnozzi della Soylent Corporation.
La serie di fantascienza Pluribus di Vince Gilligan è stata chiaramente influenzata da 2022: i sopravvissuti. La protagonista, Carol Sturka, scopre di essere una delle poche persone che non sono state soggiogate misteriosamente da una gigantesca mente collettiva: una situazione emersa quando degli scienziati ricreano una sequenza di RNA alieno trasmessa loro dallo spazio profondo. Il virus sfugge al laboratorio, portando gli infetti a perdere ogni senso d’individualità, agendo e pensando servendo l’entità maggiore di cui fanno parte. Una vita così non conflittuale sembra soprattutto banale – però sotto all’atmosfera rassicurante di una passiva vita comunitaria esiste un segreto oscuro. Come quando lo scopre Sturka irrompendo in un magazzino, un alimento di sussistenza degli esseri umani che servono la mente collettiva non è latte aromatizzato – come sembra – ma invece “proteina di derivazione umana” o HDP, composta dai tanti umani che sono morti nella transizione alla mente collettiva.
La banalità è analogamente una caratteristica della nostra discesa attuale verso una maggiore servitù. I nostri predecessori asserivano che il male è banale, ma siamo stati ancora colti alla sprovvista dal peso opprimente della quotidianità mentre si dispiega insieme alle placche tettoniche della storia verso questi tempi più oscuri. I politici si riuniscono (come i generali… a frotte) e tirano leve che minacciano di scostare i poli di riferimento etici e di stravolgere i modelli di pensiero continentali, causando danni collaterali in ogni angolo del mondo. Un esercito futuro si appresta a marciare. Potrebbe essere composto da droni. Sarà composto da assassini… A casa tuo figlio vuole un piatto particolare, cucinato in un modo ben preciso. Gli scarichi sono stranamente intasati. Gli algoritmi di guerra pompano altri dati. Il magnate immobiliare fallisce l’ennesima presentazione di vendita. Non importa: tanto non sta vendendo nulla. Sta rubando. Nel frattempo, hai una lezione da impartire, una bolletta da pagare, un podcast da registrare, un meme da pubblicare, una pizza da cucinare… tutto mentre il tecnofascismo globale avanza inarrestabile.
Il punto della banalità è che nessuno la mette in dubbio. Avventure e disastri danno motivo di dubitare la veridicità di un evento. Quando qualcosa è uno shock, potrebbe essere reale, ma non sembra mai esserlo in modo duraturo. Gli shock sono anomalie che il tempo sanerà. Oggi, mentre lo stillicidio costante di notizie rilascia uno Spirito del Mondo preso a volgere verso la barbarie, il problema è che non percepiamo la necessità di pizzicarci per vedere se stiamo sognando.
Quando, alla fine di Apocalypse Now, il colonnello Kurtz interpretato da Marlon Brando siede con la testa rasata in un angolo di una grotta buia, e ripete «l’orrore, l’orrore», vediamo una mente distrutta dalla rottura con tutte le norme etiche. Una frenesia carnevalesca fatta di eccessi sanguinari. Oggi, l’orrore è nella normalità del dispiegamento del terrore. Non è che non sia brutto, è solo brutto dal punto di vista della struttura, malevolo in modo noioso, malvagio in modo incompetente ma comunque affidabile. Prevedibile, persino.
A onor del vero, se si considerano gli ultimi decenni, si può affermare che il discorso politico è diventato esponenzialmente sia più aggressivo che più stupido – ma solo in linea con una curva esponenziale già esistente. Quindi sì, la situazione potrebbe essere peggiore, ma solo nella misura in cui sapevamo che lo sarebbe stata, sulla base delle nostre supposizioni mediane riguardo la direzione che le cose stavano già prendendo. Queste supposizioni riflettevano la tendenza in corso nella comunicazione politica, oltre al fenomeno dell’appiattimento del linguaggio dovuto ai progressi nei mezzi di comunicazione. Una maggiore produzione e diffusione di un sempre maggiore ventaglio di media, consumati a un ritmo sempre più veloce, ha portato a una maggiore richiesta di attenzione del pubblico. Il risultato è un pubblico che cambia costantemente fonti di informazione, spesso interrotte involontariamente, portando a un discorso frammentato e all’impossibilità che un singolo messaggio prevalga.
Alla luce di ciò, Trump è il comunicatore attraverso cui l’establishment può farla franca, parlando in boccate sonore via via più sconnesse che spesso non hanno nemmeno una coerenza interna, figurarsi una qualche sembianza di una logica persino soggettiva. Nel contesto storico particolare in cui ci troviamo, al tempo stesso orribile e del tutto banale, Trump sale alla ribalta, in quanto è il significante immutabile in un vuoto del senso, come un ossesso che volteggia freneticamente su sé stesso al centro di una caotica tempesta informativa. La sua ricchezza e celebrità gli hanno conferito questo status in un tempo in cui i Repubblicani avevano bisogno di una figura di riferimento in una destra frammentata. La sua immediata riconoscibilità e i simboli a essa associati (la Trump Tower, ecc.) lo hanno reso la scelta più ovvia sin dall’inizio. Ora, è il presidente per la seconda volta della prima superpotenza militare mondiale in un’epoca di profondi riassetti, nonché il leader di una crociata fondamentalista cristiana in tempi in cui i sistemi di credenze sono altrimenti in crisi. Infine, è la forza centrifuga che chiama a raccolta le forze irrazionali della supremazia bianca e del fascismo come una barricata per ammassare le difese di un altrettanto irrazionale neoliberalismo contro la minaccia del socialismo.
Le invettive furibonde di Trump consistono in questo contesto in una risposta pienamente prevedibile di un sistema moribondo (il capitalismo) che tenta di concentrare potere ed energie e di mantenere lo stato delle cose a favore degli speculatori finanziari, distraendo il pubblico con un miscuglio caustico di vero e proprio blateramento, plausibile demenza senile e razzismo. E tutto questo si svolge quotidianamente mentre l’uomo d’affari allestisce la sua bancarella, esponendo la sua offerta, che in realtà è una rapina, avvolta nell’assurdità.
È difficile opporsi a un fenomeno così perverso, siccome non cerca di trovare nessun senso formale di cui potremmo costruire una critica. Inizio a comprendere che questo è il motivo per cui i critici contemporanei del fascismo degli anni Trenta spesso ricorrevano a considerazioni stravaganti. Strategie concrete per contrastare il fascismo erano rare, data l’oscenità del nemico. Oggi qualcuno accusa i principali critici antifascisti del tempo, la Scuola di Francoforte, di un oscurantismo volontario, a causa delle argomentazioni dense e alle volte esoteriche delle sue figure chiave, Theodor Adorno, Walter Benjamin, Max Horkheimer, e Herbert Marcuse. Ispirate alle teorie sul subconscio e all’astrazione artistica, le loro idee potrebbero essere valutate come una distrazione borghese dall’autentica opposizione al capitalismo. Questo caso è stato avanzato da Gabriel Rockhill, ma si potrebbe dire che è lui a essersi distratto attaccando la Scuola di Francoforte (che contiene alcuni dei più noti teorici antifascisti della storia) mentre il suo stesso governo mette in atto un piano fascista.
Anziché essere considerati dei dilettanti borghesi disperatamente distratti, si potrebbe dire che la Scuola di Francoforte ritenesse che la mancanza di logica nel fascismo rendesse necessario un confronto con la perversità che ne costituiva il fondamento. E se il fascismo non fosse il risultato in un sistema di riferimento fascista imposto sul buonsenso? E se invece si trattasse di uno scrollarsi di dosso la maschera dell’Illuminismo, di un sollevare il sottile velo della civiltà, che mette in luce la misera portata dei nostri tentativi di venire a patti col caos dell’universo e con l’inevitabilità della nostra morte, sia individuale che come specie?7
È per questa ragione che i fascisti in ogni epoca abbracciano la distruzione come una forma di rassegnazione. La capitolazione all’entropia è la più alta forma di conservatorismo sociale. In un mondo privo di senso, giunto a questo punto perché non è più capace di opporsi a un universo privo di senso, molti vedono nell’accettazione della morte l’unica opzione possibile (in pratica la pulsione di morte di Sigmund Freud). Imbellettarlo come un oscuro movimento sotterraneo contribuisce a dare l’illusione della scelta laddove non ce n’è alcuna.
Il fascismo ha tre momenti a tal proposito:
- Sostiene che regni il caos e procede a reprimere il “disordine”, il che comporta la censura dell’arte e della satira, la messa al bando delle relazioni non-tradizionali e dei ruoli di genere atipici, nonché la persecuzione dell’alterità;
- Scimmiotta la complessità dell’universo (e quindi la sua resistenza all’inchiesta umana della verità) attraverso l’oscurantismo e le teorie del complotto, diventando più assurdo dell’arte che deride, scommettendo di governare il caos che non può superare;
- Accoglie l’unica certezza che esiste: il decadimento e la morte.
L’accelerazionismo di sinistra è a malapena qualcosa di migliore. Percepisce la futilità di ogni tentativo di costruire il comunitarismo, dà per scontato l’arroccamento del capitalismo. Fatto ciò, decide di lanciare un dado, e vedere dove potrebbe portarci l’avanzamento tecnologico sfrenato, lasciando quindi mano libera all’accelerazionismo di destra. Dopotutto, la loro tesi sostiene che solo se un progresso tecnologico accelerato dovesse andare a beneficio dell’umanità, potremo allora raggiungere l’utopia comunista. L’accelerazionismo di sinistra non è privo della volontà di vivere secondo principi etici (libertà, uguaglianza, ecc.), ma gli manca invece la volontà di lottare per questi principi contro avversità schiaccianti. Gli manca immaginazione, e quindi si lascia al fato e spera che la situazione miracolosamente volga in suo favore.
Sia gli accelerazionisti di destra che di sinistra nutrono un’adorazione adolescenziale per la tecnologia: se più veloce e dirompente, meglio è. I tecnofascisti di oggi adorano l’IA come i loro predecessori, i futuristi italiani, veneravano l’automobile. Il futurismo era un movimento d’avanguardia che celebrava la velocità come uno strumento per proiettare l’Italia dal provincialismo rurale al presente modernista, e ancora avanti verso un futuro nazionalista che celebrava la giovinezza, la violenza e il dominio sulla natura. Si è concluso col fascismo italiano sconfitto e con l’Italia, come tutta l’Europa, legata al capitalismo statunitense.
Nel 1909 il poeta e leader de facto dei futuristi Filippo Tommaso Marinetti pubblicò il suo manifesto. Era pieno di propositi audaci e retorica altisonante: nei suoi quattordici punti celebrava le automobili e la guerra, mentre si esprimeva “il disprezzo della donna” e indifferenza nei confronti del passato. Il testo del manifesto vero e proprio è preceduto da un resoconto delle discussioni di Marinetti e compagnia, protrattesi fino a tarda notte in quello che sembrerebbe un giro di canne da incubo: «Avevamo lungamente calpestata su opulenti tappeti orientali la nostra atavica accidia, discutendo davanti ai confini estremi della logica ed annerendo molta carta di frenetiche scritture». Allarmati da un tram che strideva fuori, decisero di fare un giro in macchina: «La furente scopa della pazzia ci strappò a noi stessi e ci cacciò attraverso le vie, scoscese e profonde come letti di torrenti. Qua e là una lampada malata, dietro i vetri d’una finestra, c’insegnava a disprezzare la fallace matematica dei nostri occhi perituri. Io gridai: — Il fiuto, il fiuto solo, basta alle belve! E noi, come giovani leoni, inseguivamo la Morte, dal pelame nero maculato di pallide croci, che correva via pel vasto cielo violaceo, vivo e palpitante».8
Ciò che emerge è quanto isterico sia questo racconto di un giro in macchina di notte. Poco dopo, Marinetti ci narra che era caduto in un fossato ed è stato aiutato da due pescatori locali (i salvatori meno possibilmente futuristici dei futuristi). Insieme all’eroismo, alla spavalderia e alla pomposità che permeano il racconto di Marinetti, è possibile ricavarne un senso di allarme e paura. Come i techbro che si esprimono in modo più o meno assertivo sui podcast di oggi, anche loro stravedevano per la tecnologia con stupore e una profonda preoccupazione. Il discorso articolato su più livelli – culturale, politico, quasi spirituale – con cui i futuristi affrontavano il motore a scoppio, la città, e la guerra moderna, nasconde a malapena la loro paura.
Il fatto di presentare l’inevitabile, in questo caso l’avanzamento della meccanizzazione e dell’industrializzazione che porta a una violenza senza precedenti, come se fosse una scelta audace e oscura è un meccanismo psicologico fondamentale di difesa. Per Freud, l’oggetto feticcio allontana la paura della castrazione, mentre Adorno vedeva nel carattere feticistico dell’amuleto magico un modo per allontanare la mortalità. Anche le idee possono fungere da talismani, e di fatto nessun amuleto funziona senza un concetto ad esso associato – per allontanare il male individuale, la malattia, la sporcizia e il decadimento. In definitiva, alle persone non piace sentire di essere obbligate, ma di avere una scelta: almeno lasciatemi aggrappare al simbolo che ho scelto, mentre subisco comunque ogni amaro colpo di un destino brutale.
Per Marinetti, questo significava travestire le sue interazioni e quelle dei suoi amici con l’automobile (la “bestia”) come una selvaggia decisione edonistica, attraverso la quale sfuggivano al controllo della tecnologia. Anche se è ridicolo in retrospettiva (nondimeno perché è improbabile che le loro macchine potessero avere velocità maggiori di 12-15 km/h), è senza dubbio una reazione alla violenza della Prima Guerra Mondiale e all’ineluttabilità di guerre ancora più mortali. Il tentativo era di cavalcare l’onda della tecnologia, invece di essere spazzati via dallo tsunami dell’industrializzazione rapida che avrebbe presto coinvolto l’Italia in una prossima sconfitta ancora più letale e umiliante. Ad ogni modo, il maldestro giro in automobile che introduce il manifesto in quattordici punti di Marinetti sembra presagire il rischioso cammino del nazionalismo italiano, e del modernismo in generale.
I paralleli coi sedicenti genî maschili di oggi sono evidenti. Un forte desiderio di sembrare visionari porta spesso i signori dell’IA a fissare il vuoto con gli occhi sgranati, mormorando profezie e fantasie. È chiaro prima di tutto che temono le loro stesse creazioni. Al contempo però, assumono un atteggiamento di totale disprezzo nei confronti delle convenzioni umane, rifiutandosi quantomeno di condannare la barbarie del capitalismo, e a volte sostenendo apertamente il neofascismo e il tecnofascismo. Da alcuni tentativi di navigare lo spazio profondo, ad allusioni sulla presa di coscienza dell’IA e altri atteggiamenti post-umanisti, qualunque possibile trasgressione si sviluppa in una presunta sfida al dominio della natura sull’umanità. Eppure, la natura torna alla carica con tutta la sua forza, sotto forma della minaccia di un’IA cosciente a piede libero che utilizza strumenti digitali e biologici contro di noi. E anche se uno scenario apocalittico di questo tipo legato all’intelligenza artificiale non dovesse concretizzarsi, i rischi che l’intelligenza artificiale favorisca la prevalenza del profitto rispetto all’etica umana sono notevoli. Un futuro simile sembra comunque sicuro nel ripetere la barbarie della storia.
Il concetto di realismo capitalista di Fisher argomenta che il neoliberalismo si è mantenuto al potere convincendo le masse del fatto che il realismo di per sé è pervasivamente capitalista, rendendo le alternative difficili da concepire. Ma incastonato in quest’idea c’era il beneficio considerevole che la realtà stessa rimanesse qualcosa da considerare, da mettere in dubbio e per cui combattere. Come ha affermato David Graeber, il «mondo è qualcosa che costruiamo e che potremmo altrettanto facilmente costruire in un altro modo».9 Però questo “costruire in un altro modo” ha bisogno di una realtà su cui fissarsi, e da aggiustare. … Il tecnofascismo sembra così ansioso di gettare alle ortiche l’insieme delle conquiste e della storia dell’umanità proprio perché la storia, la scienza e la cultura offrono alle persone un punto di riferimento stabile. Nell’irrealismo tecnofascista, il problema non è l’adagio della Thatcher “non c’è alternativa” (there is no alternative, TINA) al capitalismo, è che non c’è nessun realismo implicito, nessuna sembianza di realtà di cui parlare. Per questo, in risposta al Comunismo Acido di Fisher che si poneva contro l’assurdità del neoliberalismo, abbiamo invece un Fascismo Acido, a cui potremmo aggiungere una “r” che lo qualifichi come Fascismo Aspro10: “aspro” in quanto non ha nulla dell’esuberanza e del soverchiamento dei limiti propri dell’intenzione del “Comunismo Acido”, come delineato nell’introduzione di Fisher all’omonimo libro.
Fisher caratterizzava il Comunismo Acido come un progetto politico alleato al fenomeno personale-psicologico dell’“esperienza limite”, che Fisher prende da Georges Bataille via Michel Foucault. Per spiegarlo in modo esaustivo, al fine di facilitarne la definizione:
[Foucault] affermò in modo memorabile di scrivere «per non avere un volto», e i suoi prodigiosi esercizi di ricerca anticonformista e di invenzione concettuale, i labirinti testuali che assemblava miracolosamente attingendo da innumerevoli fonti storiche e filosofiche, rappresentavano una via di fuga da quel volto. Un’altra via era quella che egli definiva “esperienza limite”, di cui una versione fu il suo incontro con l’LSD. L’esperienza limite fu paradossale: era un’esperienza al limite e oltre il limite dell’“ordinaria” esperienza, un’esperienza di ciò che non si può affatto sperimentare ordinariamente. L’esperienza limite offrì una sorta di scorciatoia metafisica. Le condizioni che rendevano possibile l’esperienza ordinaria possibile possono ora essere affrontate, trasformate e superate – almeno temporaneamente. Tuttavia, da definizione, l’entità che subiva tutto ciò non poteva essere il soggetto dell’esperienza, sarebbe stata invece una sorta di anonimo X, un essere senza volto.11
Un tale essere senza volto comporterebbe una nuova umanità, ciò che Michael Hardt descrive (in un passaggio citato da Fisher) come: «il contenuto positivo del comunismo, che corrisponde all’abolizione della proprietà privata, è la produzione autonoma dell’umanità: un nuovo modo di vedere, di ascoltare, di pensare, di amare».12
Fisher vide un processo del genere, che è profondamente personale, disteso socialmente dal movimento creativo così come dal momento psichedelico degli anni Sessanta, che si diffuse nella cultura popolare. Ciononostante, i critici potrebbero opporre il fatto che qualunque cosa fosse successa negli anni Sessanta non ci ha impedito di arrivare a dove siamo oggi. Infatti, mentre ci aspetteremmo che il fervore creativo del periodo del dopoguerra trovi oggi almeno un equivalente, vista la facilità con cui oggi si producono e diffondono le opere, e vista la posta in gioco attuale, assistiamo in realtà a un arretramento dell’intellighenzia creativa.
Ora elenco i quattro motivi per i quali è successo:
(Uno) Il ribaltamento delle ideologie come conversione dell’orientamento verso i significanti socialisti
La politica è un processo dialettico in costante mutamento, in cui ogni singolo soggetto si trova di fronte a contesti sociali e dibattiti emergenti sempre nuovi che lo inducono ad assumere uno dei due poli della dialettica. Poi si dovranno inevitabilmente confrontare con l’altro polo, nelle discussioni, nei messaggi online, e attraverso moti di biasimo. Navigare in questo ambiente perennemente conflittuale è difficile, e spinge le persone ad aggrapparsi strette a un insieme fondamentale di credenze, testi, e immagini mentali.
Il problema sorge quando l’ossessione che si forma sui significanti mentali associati a un’idea politica avviene alle spese di ogni risultato associato a quell’idea nel mondo reale; sarebbe a dire che le persone preferiscono aderire a un insieme di significanti fondamentali rispetto a ogni guadagno concreto.
In una situazione del genere le persone possono in realtà cambiare la loro prospettiva rispetto al significante. Pensiamo ad esempio al musicista metal satanista che diventa cristiano: in realtà il suo insieme fondamentale di significanti personali rimane probabilmente simile, centrandosi su Cristo e il demonio in entrambi i casi. Il cambiamento dal socialismo al comunismo segue un percorso simile: si verifica quando la realizzazione nei fatti del socialismo non si concretizza, portando a un atteggiamento flessibile nei confronti dell’ideologia socialista, purché si mantenga l’ossessione per i significanti chiave (fatti storici, immagini iconiche, nomi di filosofi, ecc.). L’ideale politico viene sacrificato affinché l’identità fondamentale dell’individuo possa essere preservata.
Un’ossessione su alcuni temi centrali può cambiare in un’ossessione rovesciata in cui i temi rimangono gli stessi ma cambia l’orientamento dell’individuo relativo ai temi.
(Due) Impazienza con le tempistiche socialiste
Proseguendo dal punto uno, il fallimento per la sinistra nel materializzarsi di un successo misurabile e duraturo può portare a una perdita di fede rispetto agli obiettivi fondamentali del socialismo. Abbiamo visto una caduta nel supporto per il socialismo democratico dopo il fallimento della nomina di Sanders alle primarie del 2016. Un numero di conduttori di podcast americani di sinistra è traslato verso la post-sinistra dopo i risultati delle elezioni del 2016. Qui potremmo citare Amleto:
Niente affatto. Sfidiamo i presagi. Anche nella caduta di un passero c’è la mano della provvidenza. Se è ora non è dopo; se non è dopo sarà ora; se non è ora dovrà pure succedere. Essere pronti è tutto.13
Il brano fa riferimento all’accettazione della propria mortalità, ma, siccome tutti i risultati umani si misurano in termini di aspettativa di vita media, la mortalità è un fattore che determina la pazienza di cui è capace un individuo nei confronti di un determinato progetto. La mancanza di senso, e la mancanza di mezzi nel poter cambiare la società, portano allo sconforto e al nichilismo. Si può cercare il senso nei valori familiari e nelle religioni tradizionali, ma visto che inevitabilmente nulla placa per sempre la paura della morte, tale paura si manifesta attraverso la proiezione, la ricerca di capri espiatori, e infine il fascismo.
Alla gente non piacciono le tempistiche socialiste. Vuole che i cambiamenti avvengano più velocemente, quindi rimane amaramente delusa quando il cambiamento radicale non si concretizza. Le persone si stancano quando si rendono conto del fatto che non vedranno il socialismo nella propria vita.
(Tre) Inveterato opportunismo
Le tempistiche del cambiamento politico non si dispiegano per nostro tornaconto. Piuttosto, noi le abitiamo come soggetti della Storia. Questo significa che coloro tra noi che auspicano un mondo futuro governato dal principio di beneficio materiale per tutti, «da ognuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni», (per usare la formula di Marx), deve soprattutto accettare la propria posizione come corollario alla causa. Qualche volta è utile ad essa, ma mai protagonista della stessa.
Mentre questo è evidentemente il caso, alcune persone vedono che dal socialismo, dall’anarchismo di sinistra, e dall’ambientalismo di sinistra si possano fare soldi e fama. C’è un pubblico permanente di lettori e ascoltatori, mantenuti dal loro costante bisogno di vedere una società che superi il capitalismo. Inoltre, “recitare” il personaggetto comunista è davvero facile per un creatore di podcast, accademico o attivista che voglia guadagnare facilmente capitale sociale, culturale, ed economico. Nei social media ci sono milioni di protagonisti, tutti smaniosi di pubblico, mi piace, seguaci e iscrizioni.
Comunque, proprio come per la più nutrita popolazione di profili ammiccanti, commentatori podcast dell’androsfera, e taroccatori di auto, si alimenta il risentimento quando la fama non arriva. Nel caso dell’influencer di sinistra, per fare riferimento al punto uno, le vecchie ossessioni di lunga data trovano una nuova espressione più redditizia: il socialdemocratico che gioca con lo stalinismo per attirare pubblico è analogo al conservatore che gioca col fascismo. Questo può anche accadere quando si percepisce come lo stato potrebbe reprimere l’espressione politica di sinistra.
Il socialismo non è per gli impazienti. Come ai fedeli, anche ai laici viene chiesto di non bramare un accesso immediato al paradiso. Tuttavia, i televangelisti del socialismo del XXI secolo vedono qui un’opportunità: alla fin fine, seguono i soldi.
(Quattro) Non erano mai stati davvero di sinistra
L’influencer di sinistra che si scosta a destra, all’inizio quasi sempre dà adito ad affermazioni con preamboli su sé stessi in quanto “ancora di sinistra”, “della sinistra”, “né di destra né di sinistra”, o di “post-sinistra”, mentre fanno affermazioni sempre più chiaramente di destra. Questo dimostra, tornando al punto uno, la forza che i significanti di sinistra hanno su di loro come ancore centrali della loro identità.
Spesso queste stesse persone si lamentano della centralità dell’identità di altre ideologie di sinistra (femministe, attivisti queer ecc.), mentre dimostrano che la loro identità di sinistra è così di primaria importanza per loro, tanto che vi si aggrappano anche se contraddice la loro realtà materiale (come capitalisti piccoloborghesi) e la loro reale filosofia politica.
Quando le contraddizioni diventano troppo consistenti perché il loro marchio le regga, allora semplicemente dichiarano le proprie affiliazioni di destra, invertendo meramente la loro ossessione permanente coi significanti del socialismo contro il fascismo. Questo benché molti occupino sine die la loro posizione di post-sinistra o di né-destra-né-sinistra, è comunque una posizione azzeccata in quanto eterni opportunisti, ovvero gente che costituisce loro stessa la barricata.
I serpenti saranno sempre serpenti.
– – –
La facilità con cui la causa della sinistra è cooptata dal capitalismo è stato uno dei temi centrali di Realismo Capitalista. Ma per tornare qui a un’osservazione precedente, il capitalismo ha stracciato l’idea che non ci sia alcuna alternativa (TINA) al realismo capitalista, a favore della (non-)tesi secondo cui non esisterebbe una realtà di cui parlare. In altre parole, Realismo Capitalista era già una falsa imposizione del Reale. Ma la sua falsificazione della realtà permetteva alla possibilità di altre realtà di emergere, qualora crisi sistemiche o rotture creative dal nulla esponessero le crepe di quel sistema imposto. Il capitalismo ha sempre proceduto in questo modo, scommettendo sull’accondiscendenza del consumatore anche quando si deteriora la qualità, si riducono le dimensioni e si abbandonano gli standard etici. E mentre il capitalismo ha trovato sempre minor margine di manovra per rapinare e sfruttare la classe dei consumatori, è giunto all’ultimo elemento che sembrava non negoziabile: la verità (la sua stessa esistenza).
Tuttavia, finché viviamo in un mondo fisico governato dal tempo e dallo spazio, e finché le risorse sono limitate, si dovrà cercare e si avrà bisogno di un’informazione veritiera. In questo senso, il volto non è più quello di una falsa realtà capitalista, ma dell’Irrealismo Tecnocapitalista: strano e rivoltante come vivere in un quadro vivente di Hieronymus Bosch. Un sistema simile (se si può chiamare così), rende l’informazione veritiera una risorsa umana fondamentale, seconda solo al cibo e all’acqua. L’élite ha bisogno dell’informazione così che possa soggiogare le masse a proprio vantaggio, ma anche per poter offuscare ulteriormente la realtà. Ci cibano con l’equivalente informativo del soylent green: dati umani dati in pasto a giganteschi computer e riofferti a noi per disorientarci: «Sono persone!… SoylentGPT sono esseri umani!»
Con una tale povertà di informazione – ci cibiamo di noi stessi ma con tendenze algoritmiche di tagliare alcune verità – non ci si stupisce se non abbiamo una base creativa e intellettuale efficace per un contro-movimento. Con anticipazioni di un nuovo maccartismo più virulento all’orizzonte, l’opposizione di oggi sembra propensa a imitare a pappagallo configurazioni di informazione teorica priva di direzione politica. Il pastiche di punti di vista di destra e di sinistra in esercizi di dibattito senza senso indica cervelli storditi dall’autocannibalismo. È chiaro: palesemente si nutrono di sé stessi attraverso un consumo e ri-consumo di conoscenza astratta. Questo sacrificio simbolico ha lo scopo di incoraggiare la rete di sorveglianza dell’élite a lasciarli in pace.
Non dovendo fare i conti con nulla di tutto ciò, Fisher sembra essere d’accordo con Adorno sul fatto che un certo tipo di astrazione creativa era l’ultimo strumento che avevamo per opporci all’irrazionalità del capitalismo stessa. In un qualche modo, argomentavano, l’estasi dell’astratto potrebbe esporre l’irrazionalità dell’economia. Ma il sistema politico del tecnocapitalismo, il Fascismo Aspro, è costruito sulla scommessa che la post-verità possa far crollare le fondamenta dell’astrazione, rendendo impossibile trasformare l’esperienza limite in un movimento politico su larga scala: in sostanza, l’obiettivo è quello di superare l’arte in stranezza proprio attraverso il tecnocapitalismo stesso.
Ciò potrebbe essere visto come deleterio per il valore dell’arte in ogni contro-movimento concepibile. Comunque, l’arte per Adorno è profondamente radicata nella realtà, e il suo “contenuto di verità” viene da un momento in cui la sua promessa quasi-trascendentale dà adito alla presa di coscienza di essere una cosa costruita materialmente (persino la musica ha bisogno di strumenti ricavati da materie prime). E questo evidenzia un punto cruciale: in un qualche luogo oltre la nebbia stroboscopica del tecnocapitalismo e del sistema politico che ne deriva, abbiamo bisogno di trovare e risuscitare a verità.
Passo, infine, alla poesia di Brecht, intitolata semplicemente “1940”, scritta in esilio in Finlandia mentre pianificava la fuga negli Stati Uniti come rifugiato tedesco (chiedo perdono a Brecht per la traduzione in inglese)14
Mio figlio piccolo mi chiede: devo studiare la matematica?
Per cosa, vorrei dirgli. Che due pezzi di pane sono più di uno
Lo noterai anche tu.
Mio figlio piccolo mi chiede: devo studiare il francese?
Per cosa, vorrei dirgli. Questo paese sprofonda. E
Ti basta strofinarti la pancia con la mano e gemere
E ti capiranno lo stesso.
Mio figlio piccolo mi chiede: devo studiare la storia?
Per cosa, vorrei dirgli. Impara a nascondere la testa sottoterra,
Così forse sopravvivrai.
Sì, studia matematica, gli dico.
Studia francese, studia storia!15
Questo segmento sottolinea con forza l’inutilità di imparare qualsiasi cosa sotto la minaccia del fascismo, eppure la poesia si conclude, due versi più avanti:
Osservo la mappa del continente. Lassù in Lapponia,
verso il Mar Glaciale Artico,
Vedo ancora una piccola porta. 16
Brecht trovò una porta, attraverso l’Unione Sovietica e per gli Stati Uniti, da cui sarebbe ritornato decenni più tardi, minacciato dai citati processi maccartisti, e suo figlio – quindicenne quando è stata scritta la poesia – presumibilmente ha imparato matematica e il francese.
Ciò che mostra la poesia è che, davanti alla follia della normalità, la svolta perversa che un movimento d’opposizione potrebbe dover intraprendere è quella verso la normalità, verso la verità, i fatti e la scienza. Un’opportunità può rivelarsi tanto grazie a una solida padronanza della matematica o a informazioni cartografiche e notizie corrette, quanto attraverso la ricerca entusiasta dell’esperienza limite. L’arte – creata dall’uomo – rimarrà in ogni caso vitale.
Note
- Questi sono paesi a cui sono personalmente vicino, avendo vissuto nel Regno Unito, in Italia e in Finlandia. Possiamo aggiungerci: il Brasile sotto Bolsonaro nel 2019-2023, l’Ungheria sotto Orban nel 2010-2026, l’Argentina sotto Milei dal 2023, per citarne alcuni. ↩
- (NdT) Nel testo originale, di quattro lettere, si riferisce a fuck, qui reso con fanculo ↩
- Bertolt Brecht, “Das Solidaritätslied” / “Solidarity Song” (1929-1930) ↩
- Patrick Harrison, “The History of Dialogue (3): Brecht vs. the HUAC” The New Inquiry (14/02/2011) ↩
- Barry Paris, “Movie review: Frank Zappa in his own words,” Pittsburgh Post-Gazette (15/08/2016) ↩
- HustleBitch, “NASA IS HIDING A 7-SECOND GRAVITY BLACKOUT ON EARTH – INTERNET ERUPTS,” X (07/01/2026): TOI Trending Desk, “Will Earth lose gravity in 2026? Viral ‘Project Anchor’ claim sparks panic, NASA responds,” Times of India (24/01/2026) ↩
- E gli vorresti rispondere con qualche battuta sarcastica ben calibrata sul marxismo scientifico, mentre metti a tacere chiunque si lasci andare a un’eccessiva interazione libidica con la natura terrificante e perversa dell’esistenza? Uno studio interessante potrebbe prendere in esame la vicinanza dell’ortodossia marxista al conservatorismo sociale. ↩
- Filippo Tommaso Marinetti, Fondazione e Manifesto del futurismo, Parigi, Le Figaro: 20/02/1909. Wikisource ↩
- David Graeber, The Utopia of Rules: On Technology, Stupidity, and the Secret Joys of Bureaucracy (Melville House Publishing, 2015) ↩
- (NdT) Nel testo, “Ac(r)id Fascism” ↩
- Mark Fisher, “Acid Communism (Unfinished Introduction),” ÄSTHETIK (25/04/2019) ↩
- Michael Hardt, “The Common in Communism”, in Costas Douzinas and Slavoj Žižek (eds), The Idea of Communism , (Verso, 2010), 141 ↩
- (NdT) Amleto, atto V, scena II. Traduzione di Nemi D’Agostino, Garzanti, 1984. ↩
- (NdT) E io chiedo perdono a Brecht per la traduzione dal tedesco all’italiano, in assenza di fonti accessibili. ↩
- Mein junger Sohn fragt mich: Soll ich Mathematik lernen? / Wozu möchte ich sagen. Daß zwei Stück Brot mehr ist al / Wozu, möchte ich sagen. Dieses Reich geht unter. Und / Reibe du nur mit der Hand den Bauch und stöhne / Und man wird dich schon verstehen. / Mein junger Sohn fragt mich: Soll ich Geschichte lernen? / Wozu, möchte ich sagen. Lerne du deinen Kopf in die Erde stecken / Da wirst du vielleicht übrigbleiben. / Ja, lerne Mathematik, sage ich / Lerne Französisch, lerne Geschichte! ↩
- Betrachte ich die Karte des Erdteils. Hoch oben in Lappland / Nach dem Nördlichen Eismeer zu / Sehe ich noch eine kleine Tür. (NdT) In realtà sono gli ultimi tre versi della poesia “1941” di Brecht, “1940” si conclude come riportato sopra. ↩
